Scott Sonnon
04-01-2008, 03:54 PM
http://www.webalice.it/gpdmcwg/magazine/cst_training_shot.jpg3 March, 2008
CST: LA PRIMA VOLTA ITALIANA DI SCOTT SONNON
autore: Gian Paolo
L’arrivo di Scott Sonnon in Italia è una prima volta assoluta anche per l’Europa.
Distinguished Master of Sports, membro della Hall of Fame dei personal trainer americani, Sonnon è esattamente come non te lo aspetteresti: basso profilo, sorriso contagioso e calma olimpica.
Ha appena affrontato un lungo viaggio da Bellingham, stato di Washington, via Atlanta dove si è incontrato con coach Ryan Murdock: saranno proprio loro, insieme ad Alberto Gallazzi, a dare vita ad una cinque giorni piena di sorprese, impegni, risultati e importanti basi per il futuro. Con questo viaggio nasce infatti la costola europea del CST – Circular Strenght Training – il sistema di condizionamento fisico per il combat, che Sonnon ha sviluppato dopo tante esperienze in campi e discipline diverse. Il paese guida per lo sviluppo ragionato del CST nel Vecchio Continente sarà proprio l’Italia con la direzione tecnica di Alberto Gallazzi, che entra nel ristretto team dei coach riconosciuti da Sonnon. Le credenziali che Scott e Ryan portano dagli States suonano come un richiamo particolare per tutti gli appassionati del combat: Scott sta preparando per le sfide dello UFC Alberto Crane e Andrei Arlowsky, Ryan è il preparatore ufficiale del Gracie Barra di Miami.
Da parte nostra rispondiamo con Stefania Bianchini, campionessa mondiale di pugilato e prossima alla sua quinta difesa del titolo: Alberto sta seguendo la sua preparazione fisica, dopo averne conquistato la fiducia e averla stupita con un sistema che rompe non solo gli schemi, ma anche la ripetitività della preparazione classica.
“Voglio assolutamente fare un’intervista con Stefania per raccogliere un parere così professionale sul CST e sulle particolari applicazioni alla preparazione nella boxe”, inizia così l’esperienza italiana di Sonnon. L’intervista che segue è realizzata per svelare ai lettori di FOD alcune aspetti inediti del sistema e di Sonnon stesso.
Scott raccontaci come nasce il CST
Devi sapere che sono nato con 7 diverse inabilità e dislessie. All’età di 13 anni, nel giro di pochi mesi le mie ossa hanno subito una crescita immediata, non accompagnata dai muscoli. La mia famiglia mi ha portato in Russia per farmi curare da alcuni specialisti. E’ qui che mi sono avvicinato alla lotta – in modo particolare al sambo – che mi permetteva di fare un’attività fisica intensa, utilizzando più le leve che la sola forza muscolare. Con il tempo, le cure hanno migliorato la mia situazione, tanto che ho potuto diventare un atleta professionista e conquistare il titolo mondiale di sambo. Durante le gare vedevo atleti provenienti dagli stati più lontani dell’Unione Sovietica – kazaki, kirghisi, uzbeki – che prima di salire sulla materassina si allenavano con delle specie di clave, che agitavano in modi strani, seguendone il movimento con tutta la struttura del loro corpo. Poi, quando combattevano, facevano letteralmente volare fuori dal quadrato di gara gli avversari.
Così ti sei incuriosito e li hai copiati?
Non proprio. Ho iniziato ad utilizzarli e ho applicato le mie conoscenze sulla fisiologia del corpo, ho aggiunto l’esperienza che mi veniva dal combattimento e ho sviluppato un allenamento, che fosse funzionale alle esigenze di chi lotta a terra e di chi colpisce dalla posizione eretta. Nasce in questo modo l’utilizzo dei clubbells, che oggi continua ad evolvere grazie al lavoro di tutta la CST Family. Con Alberto, ad esempio, stiamo sviluppando un loro utilizzo funzionale ad alcune esigenze del combattimento armato tipico di militari e polizia, in modo specifico legato al tiro istintivo.
Ma il CST non finisce con l’utilizzo dei clubbells…
Se è per questo non inizia nemmeno! Abbiamo altre 2 discipline: flowfighting e prasara.
Intuflow o flowfighting, quando è specificamente indirizzato alla preparazione combat, è l’approccio biomeccanico che inizia a lavorare sulla mobilità articolare, compromessa semplicemente dalla crescita, che lascia calcificazioni all’interno delle varie strutture articolari. Lavorando su tutti i piani di movimento delle diverse articolazioni, su 360° - da qui il termine Circular – si permette al corpo di acquisire maggiore flessibilità. Uno dei concetti che differenzia l’approccio del CST da altri sistemi per la funzionalità del corpo – come ad esempio lo stretching – è il lavorare prevalentemente sulla mobilità articolare piuttosto che sulla struttura molle, muscoli e tendini, più facilmente traumatizzabile. Da qui nasce anche la positiva parafrasi del motto no gain, no pain: nel CST è gain without pain!
Non ci hai ancora detto nulla sul Prasara
Il Prasara è un insieme di passaggi e routine che allenano la riconquistata mobilità, portando ad un incremento della resistenza articolare – la S di Strenght - abbinata all’obiettivo principale a cui mira l’intero sistema: la stabilità. Con il Prasara ci si muove su tutte le direttrici con un coinvolgimento contemporaneo di diverse articolazioni. In diversi passaggi, dalla spalla alla caviglia, tutte le giunture sono chiamate in causa per garantire al corpo la fluidità di movimento che solo la stabilità della struttura può conferire.
Durante le sessioni di allenamento, atleti anche molto allenati evidenziano difficoltà di tenuta, di fondo.
La respirazione è fondamentale nel CST ed è un altro degli obiettivi raggiunti attraverso il Prasara. Troppi atleti nel momento dello sforzo esplosivo lavorano in una sorta di apnea, pensando così di incrementare la forza dei propri colpi o la resistenza a quelli che ricevono. In quei momenti il corpo perde di fluidità e di mobilità, si irrigidisce. Imparare a lavorare in respirazione continua può essere abbastanza duro per chi è abituato diversamente, ma una volta realizzato i vantaggi in termini di resistenza aerobica e di incremento della forza nei colpi, ad esempio, è davvero notevole.
Dopo questi stage cosa ti aspetti dal CST in Italia e in Europa?
Qui ho trovato una situazione che sinceramente non immaginavo. Alberto ha lavorato molto bene: agli stage hanno partecipato atleti con un buon livello e questo mi ha permesso di spingere a proporre un programma abbastanza avanzato. Coach Gallazzi è un grande trainer e insieme alla sua società abbiamo messo in cantiere diverse iniziative sia per l’Italia sia per gli altri paesi europei. A maggio faremo un camp di tre giorni con la partecipazione di americani, olandesi, inglesi, svedesi e tedeschi: sarà un outdoor in cui il CST allenerà le funzioni di combat reality based. Tra un anno esatto tornerò in Italia per presiedere la prima cattedra per istruttori CST, organizzata fuori dagli Stati Uniti per europei: coach Gallazzi formerà un team di trainer in una serie di incontri nel corso dell’anno, con programmi da sviluppare e testare per l’incontro successivo, arrivando così a completare il programma per divenire istruttori. E questi sono solo alcuni esempi del grande lavoro che l’Italia farà.
Grazie, Scott. Lascia un messaggio per tutti quelli che sono curiosi di scoprire il CST
Non potete sparare da una canoa con un cannone. Rendete più mobile, fluida e flessibile la vostra struttura e scoprirete di essere più solidi, potenti ed efficaci.
CST: LA PRIMA VOLTA ITALIANA DI SCOTT SONNON
autore: Gian Paolo
L’arrivo di Scott Sonnon in Italia è una prima volta assoluta anche per l’Europa.
Distinguished Master of Sports, membro della Hall of Fame dei personal trainer americani, Sonnon è esattamente come non te lo aspetteresti: basso profilo, sorriso contagioso e calma olimpica.
Ha appena affrontato un lungo viaggio da Bellingham, stato di Washington, via Atlanta dove si è incontrato con coach Ryan Murdock: saranno proprio loro, insieme ad Alberto Gallazzi, a dare vita ad una cinque giorni piena di sorprese, impegni, risultati e importanti basi per il futuro. Con questo viaggio nasce infatti la costola europea del CST – Circular Strenght Training – il sistema di condizionamento fisico per il combat, che Sonnon ha sviluppato dopo tante esperienze in campi e discipline diverse. Il paese guida per lo sviluppo ragionato del CST nel Vecchio Continente sarà proprio l’Italia con la direzione tecnica di Alberto Gallazzi, che entra nel ristretto team dei coach riconosciuti da Sonnon. Le credenziali che Scott e Ryan portano dagli States suonano come un richiamo particolare per tutti gli appassionati del combat: Scott sta preparando per le sfide dello UFC Alberto Crane e Andrei Arlowsky, Ryan è il preparatore ufficiale del Gracie Barra di Miami.
Da parte nostra rispondiamo con Stefania Bianchini, campionessa mondiale di pugilato e prossima alla sua quinta difesa del titolo: Alberto sta seguendo la sua preparazione fisica, dopo averne conquistato la fiducia e averla stupita con un sistema che rompe non solo gli schemi, ma anche la ripetitività della preparazione classica.
“Voglio assolutamente fare un’intervista con Stefania per raccogliere un parere così professionale sul CST e sulle particolari applicazioni alla preparazione nella boxe”, inizia così l’esperienza italiana di Sonnon. L’intervista che segue è realizzata per svelare ai lettori di FOD alcune aspetti inediti del sistema e di Sonnon stesso.
Scott raccontaci come nasce il CST
Devi sapere che sono nato con 7 diverse inabilità e dislessie. All’età di 13 anni, nel giro di pochi mesi le mie ossa hanno subito una crescita immediata, non accompagnata dai muscoli. La mia famiglia mi ha portato in Russia per farmi curare da alcuni specialisti. E’ qui che mi sono avvicinato alla lotta – in modo particolare al sambo – che mi permetteva di fare un’attività fisica intensa, utilizzando più le leve che la sola forza muscolare. Con il tempo, le cure hanno migliorato la mia situazione, tanto che ho potuto diventare un atleta professionista e conquistare il titolo mondiale di sambo. Durante le gare vedevo atleti provenienti dagli stati più lontani dell’Unione Sovietica – kazaki, kirghisi, uzbeki – che prima di salire sulla materassina si allenavano con delle specie di clave, che agitavano in modi strani, seguendone il movimento con tutta la struttura del loro corpo. Poi, quando combattevano, facevano letteralmente volare fuori dal quadrato di gara gli avversari.
Così ti sei incuriosito e li hai copiati?
Non proprio. Ho iniziato ad utilizzarli e ho applicato le mie conoscenze sulla fisiologia del corpo, ho aggiunto l’esperienza che mi veniva dal combattimento e ho sviluppato un allenamento, che fosse funzionale alle esigenze di chi lotta a terra e di chi colpisce dalla posizione eretta. Nasce in questo modo l’utilizzo dei clubbells, che oggi continua ad evolvere grazie al lavoro di tutta la CST Family. Con Alberto, ad esempio, stiamo sviluppando un loro utilizzo funzionale ad alcune esigenze del combattimento armato tipico di militari e polizia, in modo specifico legato al tiro istintivo.
Ma il CST non finisce con l’utilizzo dei clubbells…
Se è per questo non inizia nemmeno! Abbiamo altre 2 discipline: flowfighting e prasara.
Intuflow o flowfighting, quando è specificamente indirizzato alla preparazione combat, è l’approccio biomeccanico che inizia a lavorare sulla mobilità articolare, compromessa semplicemente dalla crescita, che lascia calcificazioni all’interno delle varie strutture articolari. Lavorando su tutti i piani di movimento delle diverse articolazioni, su 360° - da qui il termine Circular – si permette al corpo di acquisire maggiore flessibilità. Uno dei concetti che differenzia l’approccio del CST da altri sistemi per la funzionalità del corpo – come ad esempio lo stretching – è il lavorare prevalentemente sulla mobilità articolare piuttosto che sulla struttura molle, muscoli e tendini, più facilmente traumatizzabile. Da qui nasce anche la positiva parafrasi del motto no gain, no pain: nel CST è gain without pain!
Non ci hai ancora detto nulla sul Prasara
Il Prasara è un insieme di passaggi e routine che allenano la riconquistata mobilità, portando ad un incremento della resistenza articolare – la S di Strenght - abbinata all’obiettivo principale a cui mira l’intero sistema: la stabilità. Con il Prasara ci si muove su tutte le direttrici con un coinvolgimento contemporaneo di diverse articolazioni. In diversi passaggi, dalla spalla alla caviglia, tutte le giunture sono chiamate in causa per garantire al corpo la fluidità di movimento che solo la stabilità della struttura può conferire.
Durante le sessioni di allenamento, atleti anche molto allenati evidenziano difficoltà di tenuta, di fondo.
La respirazione è fondamentale nel CST ed è un altro degli obiettivi raggiunti attraverso il Prasara. Troppi atleti nel momento dello sforzo esplosivo lavorano in una sorta di apnea, pensando così di incrementare la forza dei propri colpi o la resistenza a quelli che ricevono. In quei momenti il corpo perde di fluidità e di mobilità, si irrigidisce. Imparare a lavorare in respirazione continua può essere abbastanza duro per chi è abituato diversamente, ma una volta realizzato i vantaggi in termini di resistenza aerobica e di incremento della forza nei colpi, ad esempio, è davvero notevole.
Dopo questi stage cosa ti aspetti dal CST in Italia e in Europa?
Qui ho trovato una situazione che sinceramente non immaginavo. Alberto ha lavorato molto bene: agli stage hanno partecipato atleti con un buon livello e questo mi ha permesso di spingere a proporre un programma abbastanza avanzato. Coach Gallazzi è un grande trainer e insieme alla sua società abbiamo messo in cantiere diverse iniziative sia per l’Italia sia per gli altri paesi europei. A maggio faremo un camp di tre giorni con la partecipazione di americani, olandesi, inglesi, svedesi e tedeschi: sarà un outdoor in cui il CST allenerà le funzioni di combat reality based. Tra un anno esatto tornerò in Italia per presiedere la prima cattedra per istruttori CST, organizzata fuori dagli Stati Uniti per europei: coach Gallazzi formerà un team di trainer in una serie di incontri nel corso dell’anno, con programmi da sviluppare e testare per l’incontro successivo, arrivando così a completare il programma per divenire istruttori. E questi sono solo alcuni esempi del grande lavoro che l’Italia farà.
Grazie, Scott. Lascia un messaggio per tutti quelli che sono curiosi di scoprire il CST
Non potete sparare da una canoa con un cannone. Rendete più mobile, fluida e flessibile la vostra struttura e scoprirete di essere più solidi, potenti ed efficaci.